martedì 9 febbraio 2010

Dialogo padre figlio

- mamma mi ha detto che con m. è finita
- sì
- come mai?
- non funzionava
- c'è del tacchino per secondo, ti va?

Salida

venerdì 29 gennaio 2010

C'est pareil

-Vous m'aimez: ce n'est ni votre faute ni la mienne. Je ne vous aime pas, c'est pareil.

Amélie Nothomb, Acide sulfurique

venerdì 15 gennaio 2010

Tutto così straziantemente sensato

Quello che colpiva in Baudolino era che, qualunque cosa dicesse, guardava di sottecchi il suo interlocutore, come per avvertirlo di non prenderlo sul serio.

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"Cioè," esitò Niceta, "hai deciso di cambiar vita..."
"No, signor Niceta. Ho deciso che se quella era la mia sorte, era inutile che provassi a diventare come gli altri. Ero ormai consacrato alla menzogna. È difficile spiegare quello che mi stava passando per la testa. Mi dicevo: sino a che inventavi, inventavi cose che non erano vere, ma lo diventavano. Hai fatto apparire San Baudolino, hai creato una biblioteca a San Vittore, hai fatto girare i Magi per il mondo, hai salvato la tua città ingrassando una vacca magra, se ci sono dei dottori a Bologna è anche per merito tuo, hai fatto apparire a Roma delle mirabilia che i romani neanche se le sognavano, partendo da una gabola di quell'Ugo di Gabala hai creato un regno che più bello non ce n'è, sino a che hai amato un fantasma, e le facevi scrivere lettere non aveva mai scritto, coloro che le leggevano si sdilinquivano tutti, persino quella che non le aveva mai scritte, e dire che era un'imperatrice. E invece l'unica volta che hai voluto fare una cosa vera, con una donna che più sincera non si può, hai fallito: hai prodotto qualcosa che nessuno può credere e disiderare che sia. Dunque è meglio che ti ritiri nel mondo dei tuoi portenti, che in quello almeno puoi decidere quanto siano, appunto, portentosi."

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Era tutto così straziantemente sensato, e non c'era altra scelta possibile.
"Ero per stato avvisato, signor Niceta, che il Demiurgo aveva fatto le cose solo a metà."

Umberto Eco, Baudolino

venerdì 1 gennaio 2010

Il genio

"Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, precisione e velocità d'esecuzione"

Amici miei - Atto I

sabato 19 dicembre 2009

Milenio Carvalho

[…] - Y en la finalidad?
- No se me ponga demasiado culto. Que entiende usted por finalidad?
- El Para qué haces tú el viaje y para qué lo hago yo.
Biscuter no respondió inmediatamente pero sus ojos iluminados indicaban que había entendido perfectamente la pregunta y que tenía una respuesta que emitió gozoso, riendo mediante una carcajada rota:
- Yo hago el viaje para crecer, jefe, y usted para despedirse.

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- En casi todas las ciudades hay algo inevitable que hacer, jefe: marcharse

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Carecia del sentido de la territorialidad patriótica y, sin embargo, se sentía miembro de una comunidad de humanos bípedos, no muy reproductores, que compartían la lucidez de que las patrias no se merecen, te las encuentras como una malformación congénita o un bonito color de ojos

Manuel Vázques Montalbán, Milenio Carvalho

domenica 15 novembre 2009

E qui?

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.

E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla.

Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle, Discorso agli Ateniesi, 461 a.C

domenica 6 settembre 2009

Buck


Manny: "Buck, di preciso quand'è che sei impazzito?"
Buck: "Tre mesi fa, una mattina mi sono svegliato sposato a una banana... una banana orrenda, eh... però la amavo!"

domenica 12 luglio 2009

Il fuggiasco

[...] Lettere sgualcite, passate per troppe tasche o voci, distorte dall'eco di telefonate intercontinentali: una data, la causa della morte. Ma sono i perché che a volte non capisco. Di quelle scelte maturate in esilio, così terribili, così coraggiose e forse così sbagliate. Ho il sospetto che spesso siano state dettate dal destino di essere sopravvissuti, di aver raggiunto la salvezza percorrendo strade lastricate di sangue, torture, galera, errori e tradimenti. Tornare era forse l'unico modo di chiudere i conti con il passato. Altro non so dire.

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Ma non riuscivo a tenere lontano il mio passato. Il dialogo di un libro, la scena di un film, la melodia di una canzone me lo riproponevano continuamente. All'inizio tentai di oppormi ma poi lasciai che la mente vagasse liberamente, stanando anche il ricordo più insignificante. Ero stanco di provare emozioni e ripercorrevo con distacco le strade della memoria. Non avevo nemmeno voglia di pormi domande e trovare risposte. Ogni tanto mi chiedevo se era valsa la pena di soffrire per quasi metà della mia esistenza.

Massimo Carlotto, Il fuggiasco

lunedì 8 giugno 2009

Due metodi di pensiero

[...] atteggiamenti donchisciotteschi i miei?, ebbene concedendomi un'ultima citazione, dirò che per tutti i problemi esistenziali, e cioè quelli che rischiano di far morire o che moltiplicano la passione di vivere, esistono solo due metodi di pensiero, quello di La Palisse quello di Don Chisciotte

Antonio Tabucchi, La testa perduta di Damasceno Monteiro